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    La dimensione dell'uomo

    La dimensione dell'uomo

    Passeggiando lungo le strette stradine dei centro antico di Vico si sentono riecheggiare le parole di Strabone: "vi è una strada nella città con case dall'una parte e dall'altra", a sottolineare l'impianto planimetrico, formato da decumani e cardini, che probabilmente si sviluppava in maniera accentuata verso il mare, prima di subire una modifica in epoca angioina, allorquando, nel 127 1, Carlo D'Angiò ricostruì Vico dove un tempo sorgeva il pago romano.

    Da piazza Umberto 1, attraverso il corso Filangieri, ci si inoltra nel cuore antico della cittadina, dove sono ancora rintracciabili, sulle facciate delle case e nei cortili, segni d i epoca medioevale. All'altezza dell'attuale Municipio, in via M.Natale, si apriva, come risulta da una mappa dei 1832, una delle tre porte della città situate lungo la cinta muraria. Al numero civico 3, nell'interno di un'abitazione privata, si può ammirare un cortile che conserva le strutture di un porticato dei XV sec. in stile catalano. Le arcate sono sostenute da un pilastro ottagonale in tufo, con capitello a fogliame. Sempre sulla stessa strada è visibile un portale ad arco gotico dei XIV sec. ed altri esempi sono rintracciabili nei vicoli adiacenti.

    Immettendosi da via Natale in via XI febbraio si raggiunge l'entrata dei Castello Giusso, che spicca sul promontorio di tufo, nel verde della vegetazione, con la sua mole di un rosso intenso.

    Dei primitivo castello, costruito secondo alcuni studiosi nel 1300 da Carlo Il D'Angiò per difendere la città di Vico dagli assalti nemici o secondo altri, da Sparano di Bari, feudatario di Vico tra il 1284 ed il 1289, non restano che esili tracce, come parte della cinta muraria che corre lungo le scale di via Castello Marina.

    Originariamente oltre la muratura vi era uno spiazzo, i magazzini per i viveri e le munizioni. Vi fu in seguito un ampliamento con torri, fossato e numerose stanze. Nel XV sec,, sotto la signoria dei Carrafa, il castello aveva tre torri, tra cui la centrale ''Torre Masta". Ferrante Carrafa restaurò la parte angioina gravemente danneggiata ed abbatte due torri. Il palazzo baronale, che è sempre stato considerato parte integrante della rocca, venne edificato probabilmente da Federico Carrafà tra il 1535‑40, per quanto riguarda la parte centrale con i saloni dei pian terreno e l'ala che si protende sul mare. li principe Matteo di Capua, diventato feudatario di Vico, decise l'allargamento dei giardino e l'arricchimento dei palazzo con preziosa mobilia e una raffinata pinacot ec a.

    Successivamente il Castello diventò proprietà dei Ravaschieri, principi di Satriano ed ospitò anche il giurista Gaetano Filangieri, autore della "Scienza della legislazione" che, come ricorda una lapide all'interno delle mura, vi mori il 2 1 luglio dei 1788. In seguito il complesso fu acquistato nel 1822 da Don Luigi Giusso e dal 1935 al 1973, fu sede della Compagnia dei Gesù. Attualmente l'edificio è un parco residenziale privato, che quasi nulla conserva dei primitivo impianto, ed è visitabile solo in occasione di pubbliche manifestazioni.

    Ritornando su via Natale e percorrendola fino in fondo si raggiunge il Largo dei Tigli: un suggestivo balcone sul mare, affiancato da un edificio, occupato da una scuola media , che era sede nel 1300 della residenza vescovile, trasferita a Vico dalla Marina d'Equa.

    Dopo aver goduto della vista degli strapiombi e delle insenature della costa, risalendo verso via Vescovado, ci si può immergere nelle antiche testimonianze delle origini di Vico custodite nell'Antiquarium. Più di 700 reperti di epoca preromana, risalenti tra il VII ed il IIl sec. a.C., consentono di seguire le tracce degli Osci, dei Greci e degli Etruschi. Vasi attici a figure nere e rosse, buccheri con incisioni graffite in alfabeto di matrice osca, monili, coppe e bronzi finemente cesellati. Un panorama esauriente di quasi 2500 anni di storia.

    Ripercorrendo di nuovo via Vescovado si giunge ad un enorme spiazzo soleggiato, che domina uno sperone roccioso sovrastante Marina d'Equa. Qui sorge la Cattedrale, dedicata alla SS.Annunziata: unico esempio di architettura sacra in stile gotico rintracciabile nella costiera sorrentina.

    L'edificio, ampiamente rimaneggiato rispetto alla primitiva struttura, fu costruito probabilmente tra il 1320 ed il 1330, ad opera dei Vescovo Giovanni Cimino, anche se alcuni studiosi ne attribuiscono la fondazione a Carlo Il D'Angiò.

    L'attuale facciata, che non conserva più nulla dello stile gotico, risale al XVIII sec. e fu opera dei Vescov o Paolino Pace; la torre campanaria dei 1635, quadrata a tre ordini con un ingresso adarco, culmina con una loggia merlata. Esternamente testimoniano della costruzione originaria le finestre ogivali presenti sui fianchi e l'ingresso laterale su via Natale, che probabilmente era quello principale. L'interno dell'edificio, attualmente in corso di restauro, a pianta basilicale con tre navate divise da colonne, possedeva una navata centrale ricoperta da capriate lignee, con un pavimento a maiolica sostituito nel 1880, e un abside pentagonale che, come il resto delle pareti, era adorna di affreschi, in parte recuperati durante i lavori di ripristino. Di rilievo il coro ligneo intagliato e un frammento di pluteo, sottostante la tomba dei Vescovo Cimmino, raffigurante un cavallo alato proveniente dalle botteghe della penisola, che lavoravano i marmi tra il lX e il X sec.

    La sacrestia, sul fondo della navata sinistra, è in stile gotico, con rifacimenti settecenteschi e conserva, sulle pareti, in medaglioni di stucco, le 34 effigie dei Vescovi della città.

    Poco distante dalla Cattedrale, sui corso Filangieri, protesa sul mare e\ la Chiesa di S.Maria delle Grazie a Punta a mare, dei XV sec, Si dice che caduta in rovina e coperta di sterpi emanasse una luce intensa, grazie alla quale gli abitanti scopersero, su un muro, l'immagine della Vergine e decisero di ricostruire la Cappella. Sulla facciata, di stile ionico, si aprono due nicchie con le statue di tufo dei patroni di Vico: S.Ciro e S.Giovanni. Risalendo lungo il viale della Rimembranza, la cupola maiolicata della Chiesa di S.Ciro e S.Giovanni annuncia la presenza di un luogo storico per la città. Qui sorgeva probabilmente l'edificio sacro più antico di Vico, risalente al XII sec., preesistente anche alla Cattedrale e restaurato sotto Alfonso D'Aragona. Questa chiesa fu sede, quando Vico divenne "Universitas" , del "Tocco" o "Seggio": vi si radunavano i cittadini per discutere di problemi politici ed amministrativi.

    Nel 1696, a causa dei terremoto, la Chiesa fu abbattuta e ricostruita e i lavori furono ultimati nel 1715, come testimonia l'iscrizione sull'ingresso, ma fu in seguito danneggiata nuovamente da un fulmine nel 1777.

    La struttura presenta elementi di piperno grigio sulla facciata, il campanile con una cella campanaria ottagona del 1873, l'interno a croce latina con un'unica navata e tre cappelle per l ato .

    Nei pressi della chiesa si apre via S.Ciro, al termine della quale ha sede il Museo Mineralogico Campano, istituito dalla Fondazione Discepolo. Il museo, unico nel sud Italia, raccoglie oltre 5.000 esemplari di 1.400 diverse specie di minerali, raccolti dal suo fondatore l'ing. Discepolo, in tutte le parti dei mondo. Una vera e propria immersione nell'universo delle scienze naturali. Dagli opali alle meteoriti, ai minerali fluorescenti: cristalli di tutte le dimensioni che con la luce ultravioletta emettono una gamma di tinte bril­lanti. L'allestimento e la quantità di materiali esposti, consentono di soddisfare qualsiasi curiosità, avvicinandosi a un mondo singolare ed affascin ant e.