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    Itinerari Montani

    ITINERARI MONTANI

    Il casale più grande della zona collinare è quello di Moiano, a quota 512 m s.l.m., sulle pendici di Monte Faito. E proprio Moiano può essere considerata la porta d'accesso a quella che è la montagna più alta e più importante dei Monti Lattari; la strada più antica è quella che, partendo da Moiano e passando per la località Chiaiare, giunge nei pressi dell'attuale Centro Sportivo di Faito, a quota 967 m s.l.m.. E’ questo un sentiero piuttosto impegnativo ma molto interessante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, passando dalla macchia mediterranea a fitti castagneti. Dal Centro Sportivo, raggiungibile anche da Vico Equense mediante la Strada Statale n. 269, una comoda strada asfaltata permette di giungere facilmente alla Sorgente Lontra, tra pini, castagni e faggi che con il loro fogliame creano suggestioni mutevoli in ogni stagione. Il punto ideale di partenza dei vari itinerari su Monte Faito è il Piazzale dei Capi, cosi detto perché in passato era il punto in cui erano situati i cavi (dialettalmente detti "capi") di una teleferica utilizzata per trasportare agevolmente a valle legname ed altri prodotti del Faito. Dal Piazzale dei Capi un sentiero percorre tutta la cresta del monte sino al Santuario di San Michele  a quota 1268 m s.l.m., tra pini e faggi, mentre il panorama si apre sulla Piana del Sarno, dal Vesuvio ai Monti del Matese, sino ai Monti Picentini. Dal Santuario di San Michele, attraverso un facile sentiero immerso nella faggeta, si giunge alle Fosse della Neve: sono grosse buche scavate nel terreno in cui, nei mesi invernali, coperta da foglie e terreno, veniva accumulata la neve che, ghiacciata, si conservava a lungo, sino ai mesi estivi, quando veniva scavata e trasportata a valle, e da li a Napoli, per produrre bibite rinfrescanti. Intorno a queste fosse si notano dei faggi dal tronco grande e maestoso che, diversamente dagli altri, non venivano tagliati periodicamente perché con la loro ombra favorivano la conservazione della neve. Dallo spiazzo che costituisce il punto di partenza di questo sentiero, ne parte un altro che, dopo un breve tratto in discesa, sale sempre più in alto, verso la cima del Monte Sant'Angelo a Tre Pizzi, a quota 1444 m s.l.m., in territorio del Comune di Pimonte. Lungo il percorso si incontra la Grotta dell'Acqua Santa, sulle cui pareti cresce una minuscola pianta carnivora, la Pinguicula hirtiflora, relitto dell'ultima Era glaciale. L'ultimo tratto dell'ascesa al monte, detto "Il Molare" per la sua forma caratteristica, è particolarmente ripido ed impegnativo, ma la difficoltà incontrata viene ampiamente compensata dalla vista di cui si può godere dalla vetta, potendo spaziare a 360 gradi, dal Golfo di Gaeta sino a Punta Licosa, estremo meridionale del Golfo di Salerno, e dai Monti del Matese ai Monti Alburni. Poco lontano dal Santuario di San Michele, lungo la strada che porta al Piazzale dei Capi, si apre nella faggeta la radura di Pian del Pero, a quota 1159 m s.l.m., da dove partono due sentieri che permettono di inoltrarsi nel bosco, alla scoperta dei mille aspetti della sua natura. Il primo, più breve, conduce al Monte Cerasuolo, a quota 1213 m s.l.m., con una splendida vista panoramica sull'intero Golfo di Napoli. Il secondo conduce alla  Conocchia, a quota 1275 m s.l.m. e, benché più lungo e impegnativo, nel tratto iniziale è del tutto pianeggiante e si svolge su un comodo sentiero percorribile anche con carrozzine di bambini o disabili, attraversando tutta la faggeta sino alla località Casa del Monaco. Qui il panorama improvvisamente si apre, spaziando dal vicino massiccio della Conocchia all'intera Penisola Sorrentina e all'isola di Capri, mentre il sentiero prosegue sul fianco del profondo vallone dell'Acqua del Milo, fino alla cima della Conocchia. La fine di questo sentiero riserva ancora qualche sorpresa: lontano, laddove mare e cielo si confondono, emergono le sagome delle isole di Ischia e Procida e, in giornate dall'aria particolarmente tersa, anche quelle di Ponza e Ventotene, mentre in alto spesso volteggiano gheppi e corvi imperiali.