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    IL CENTRO STORICO DI VICO EQUENSE IL CENTRO STORICO DI VICO EQUENSE

    Le più antiche testimonianze di questa terra sono tutte provenienti dallo scavo di parte della necropoli preromana, scoperta negli anni Sessanta nell'area che va dal vico Lungo a via Santa Sofia e a via Nicotera. Ma già nell'Ottocento questi luoghi erano stati individuati come altamente archeologici perché più volte erano riemersi manufatti e non solo funerari. I moltissimi reperti, risalenti fino al VII secolo a. C. inducono ad includere questi territori nella continuità etrusco-italica che si estendeva fino a Pontecagnano; infatti il materiale attico e corinzio ritrovato non spiegherebbe per forza un insediamento greco in loco, perché i manufatti più arcaici della necropoli sembrano fortemente caratterizzati dalla maniera etruschizzante. Più chiare sono invece le posteriori testimonianze che provano scambi con gli ambienti ellenizzanti. Pare che in epoca imperiale il gusto grecizzante si sia rafforzato, proprio come evidenziano le sculture ritrovate, esemplare fra tutte il gruppo di "Eros e Psiche", ora al Museo Nazionale di Napoli. La tarda Romanità, il primo Cristianesimo e il lungo periodo dell'Alto Medioevo non lasciano invece che sporadici segnali, da ricercare nei conglomerati delle abitazioni trecentesche e quattrocentesche: qualche colonna mozzata a rinforzo di uno spigolo, qualche improvvisa mensola sporgente, qualche frammento di cornice capovolta riutilizzata come appoggio e niente più. Nei primi anni del Trecento, sullo sperone a picco sul mare di quel sito che si andava di nuovo ristrutturando, fu eretta la nuova Cattedrale dell'Annunziata. Certamente più profondo doveva essere inizialmente lo slargo antistante la facciata sul mare, che i cedimenti del costone hanno ridotto progressivamente a una loggia a strapiombo. L'interno a tre navate con abside pentagonale, recentemente in parte denudato dalle stratificazioni accumulatesi nei secoli, si presenta, nelle navate minori, nella sua originaria essenzialità strutturale, ma privo della decorazione ad affresco che doveva rivestire quegli spazi. Restano solo alcuni grossi frammenti di affreschi vicini alla maniera di Roberto di Oderisio. Nella Sagrestia, in ovali di stucco, sono rappresentati i vescovi che si sono susseguiti nella Diocesi. Nella sequenza, ultimo compare un angelo che invita al silenzio. Era quello spazio riservato a monsignor Michele Natale, vescovo giacobino, giustiziato in Piazza Mercato a Napoli per le sue idee repubblicane insieme a Eleonora Pimentel Fonseca, nei contraddittori eventi del 1799. Alle pareti dell'ex Cattedrale numerose sono le tombe, che vanno da quella trecentesca del vescovo Cimino con in basso un pluteo ancora più antico con "cavallo alato", fino a quelle ottocentesche. Un trittico rinascimentale impreziosisce la parete adiacente la struttura quadrata del campanile, mentre la grossa tela con la "Vergine Annunziata" del Bonito si inquadra nitida al centro dell'abside. Altri dipinti pregevoli, stalli lignei intagliati, statue devozionali e arredi preziosi, costituiscono il corredo, addizionato nel tempo, di quest'antichissimo Tempio al quale si rivolge forte il riguardo dei cittadini, che lo indicano a simbolo e immagine della loro terra. A riprova concreta della diffusione dell'architettura catalana, introdotta nel regno dalle maestranze al seguito di Alfonso il Magnanimo, nelle stradine intorno alla Cattedrale molte sono le sopravvivenze di quel gusto. Si intravedono strutture catalane anche sul pontile di accesso alla parte più antica del Castello che fu, nel tempo, molte volte rimaneggiato. La parte medioevale volge al mare e consiste in un grosso volume terrazzato, con un panorama tutto fatto di mare, mentre il resto del grandissimo complesso e il parco si riferiscono ai progressivi ampliamenti che i tanti feudatari vi apportarono nel tempo. Il giardino con piante secolari, le fontane, i viali ombrati e la sala d’armi, caratterizzano questo complesso come "luogo delle delizie". Ma anche qui, come per tutti gli altri manieri, le vicende dei lontani feudatari si sono, nell'immaginario popolare, rimodellate, trasformandosi in storie a tinte fosche. A negazione di tutto ciò, qui invece soggiornava, convinto di poter sconfiggere il male che lo stava consumando, l'illustre autore della "Scienza della Legislazione" Gaetano Filangieri. Il suo corpo mortale sconfitto riposa in un pilastro della vicina Cattedrale. Si dice, in un'urna elettorale. Nel 1840 la Statale Sorrentina, sventrando una parte della cittadella, generò una progressiva crescita edilizia, che incluse anche i diversi borghi sorti precedentemente al di fuori dell'antico abitato. I nuclei fuori le mura meglio conservati sono quello della Piazzetta della Croce e quello di Santa Maria del Toro, che sorse intorno allo spazio conventuale dell'omonima Chiesa cinquecentesca, adorna di un bellissimo soffitto a cassettoni lignei intagliati e dipinti. Sul margine ultimo del centro storico di Vico si insedia il complesso monastico della "Santissima Trinità" che si completa con una chiesa e con un arioso chiostro. Di fronte a quel convento si innalza la Chiesa di Santa Maria delle Grazie detta di "Punta a mare". Sul percorso dell'ottocentesca Statale Sorrentina, intorno alla piazza segnata al centro da una Fontana del 1843 e nelle altre strade che caratterizzano la nuova Vico Equense si intravedono, in parte nascosti dai giardini, villini novecenteschi arretrati rispetto al filo delle strade, alternati a palazzotti borghesi ancora eleganti e riservati. Sul corso principale e proprio al centro del paese si aprono le sale del Museo Mineralogico Campano della Fondazione Discepolo, con oltre 3500 esemplari di 1400 diverse specie di minerali provenienti da tutte le parti del mondo e con un'interessante sezione di fossili. Il materiale, esposto con moderni criteri d'allestimento, conduce il visitatore attento ad una vera e propria immersione nell'universo delle scienze naturali. Infine, sulla strada che sale ai tanti Casali collinari, si incontra il nuovissimo Museo del Convento di San Vito, che espone opere recuperate da chiese del Meridione in disuso e da conventi dismessi.